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PIZZO

Pizzo, porto turistico
Pizzo, centro storico
Pizzo, vista Stromboli
Pizzo. chiesa di San Giorgio
Pizzo, piazza della Repubblica (2)
Pizzo, vista spuntone
Pizzo, chiesa di Piedigrotta
Tartufo di Pizzo
Pizzo, tomba Gioacchino Murat presso la chiesa di San Giorgio
Pizzo, spiaggia Piedigrotta
Pizzo, castello Murat
Pizzo, spiaggia Marinella
Pizzo, chiesa di San Francesco di Paola (2)
Pizzo, piazza della Repubblica
Pizzo, particolare rilievo della chiesa di San Giorgio
Pizzo, marina
Pizzo, lungomare
Pizzo, chiesa di San Francesco di Paola
Pizzo, affresco della chiesa di San Giorgio

 

"...ma è tempo di ridurci à far di Cicerone orrevole rimembranza.

Quasi allato del Pizzo situata s'ammira la Seggiuola: luogo è ella maritimo, delizioso, ed ameno; in cui quasi di continuo scherzando venticelli soavi, odorosi fiori vi nascono ridenti parti di flora, che la fregiano da per tutto."

Istoria Apologetica dell'Antica Napizia oggi detta il Pizzo. Don Ilario Tranquillo

 

Pizzo è una ridente cittadina di circa 9000 abitanti, con un sole e un mare splendidi ed una posizione incantevole, abbarbicata su di una rupe sporgente sul Mar Tirreno. 
Il nome deriva dal dialetto Pizzu ossia punta, che si riferisce alla sua posizione a picco sul mare, proprio al centro del golfo di Sant’Eufemia.

 

Secondo la tradizione, sorse sulle rovine dell'antica Napitia, fondata da una colonia di Focesi, scampati all'eccidio di Troia ed ivi stabilitisi, attratti da questi ameni luoghi, su cui poi fiorì la Magna Grecia.

E da Napitium, comandante della spedizione, prese nome la nuova città, che - fondata circa 1500 anni prima della venuta di Cristo - doveva rendersi nota per fatti d'arme, per il valore della sua gente, per la bellezza dei luoghi, per la ricchezza della vegetazione, e la cui vita si svolgeva prospera e felice in tutti i campi : si vuole che abbia ricevuto la vera fede dalla predicazione stessa del Principe degli Apostoli, venuto dall'antica Vibona, durante il suo viaggio da Gerusalemme a Roma.

 

Sempre secondo la tradizione, qui si fermò Ulisse ed, in seguito, vi soggiornò anche Cicerone.

Ma le scorrerie dei Pirati, i ripetuti e brutali attacchi dei Saraceni finirono per vincere la resistenza della città, che, circa l'anno 300 d. C., fu assalita e ridotta ad un cumulo di macerie.Gli abitanti fuggirono e solo pochi superstiti rimasero, rifugiandosi verso il lato ad oriente della distrutta città, dove in seguito, verso il 903, formarono il nuovo abitato, che prese il nome di Pizzo.

 

Verso il 1070, Ruggero il Normanno costruì un magnifico palazzo che - nel 1221 - ospitò S.Antonio di Padova, di passaggio al ritorno da un viaggio in Africa.

Nel 1363 i monaci basiliani vi edificarono un grande monastero di rito greco, mentre i pescatori di corallo amalfitani costruirono la Chiesa delle Grazie, divenuta poi Chiesa del Carmelo.

 

Via via il nucleo abitato crebbe e - per difesa - fu munito di mura e torri ai lati e protetto e fortificato da un fossato e da un ponte lavatoio. Si costruirono nuove chiese e conventi, iniziarono floridi commerci di spezie, sete, pesce salato, olio, vino e si incrementò la pesca del tonno e l'arte del corallo. Pizzo subì - nei secoli -le dominazioni normanna, sveva, angioina e aragonese.

Nella 2^ metà del XV secolo, Ferdinando I° d'Aragona vi fece costruire il Castello, nel quale fu imprigionato e fucilato, il 13 ottobre 1815, Gioacchino Murat, re di Napoli, poi sepolto nella Chiesa Matrice di S.Giorgio Martire.

 

Oggi, Pizzo è una moderna cittadina, luogo di villeggiatura rinomato per le sue spiagge, suggestive insenature ricche di scogli, per il suo mare limpido, il suo cielo azzurro, il suo pittoresco Centro Storico, con le case baciate dal sole, le stradine e la piazza caratteristica con il suo affaccio come la prua di una nave, adagiate come una cascata sulla roccia di tufo a specchio sul mare. 

Circondata da odorosi aranceti, che in primavera diffondono nell'aria l'inebriante profumo della zagara, è conosciuta per la produzione dello "zibibbo", uva bianca dolcissima, di eccezionale gusto e sapore. L'antica pesca del tonno ha sviluppato una fiorente industria conserviera, che rende il "tonno sott'olio" di Pizzo noto ed apprezzato ovunque.

Ottima anche la cucina, a base di pesce della zona e di pietanze tradizionali calabresi.

Infine, famosi sono i gelati artigianali, che, rifacendosi ad una lunga tradizione, con il loro gusto squisito e la grande varietà di scelta, rendono particolarmente "dolce" a visitatori e turisti il soggiorno e la villeggiatura a Pizzo.

 
C'ERA UNA VOLTA...PIZZO, L'ANTICA NAPITIA

Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
Pizzo antica
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Pizzo antica
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Pizzo antica
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Pizzo antica
Pizzo antica
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Pizzo antica

 

"Il paesaggio calabrese…è un paesaggio di forme distese e quasi spianate, un paesaggio essenzialmente di lunghezza, in cui la luce gioca fra massa e massa di rilievo, tra solco e solco di fiume e di fiumare, formando successioni di quinte in ombra e in sole, sino alle pareti dei grandi rilievi terminali, mentre il mare continua, con la linea del suo orizzonte, quella delle alture e la congiunge ai profili e ai piani di altre alture, facendo da sfondo a grandi quadri dai cieli altissimi e luminosissimi."

 

Giuseppe Isnardi

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Pizzo tonnara 1

 

"Dio diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole."

Leonida Rèpaci

 

vedi anche:

PIZZO      TROPEA      R. CALABRIA      SCILLA

SOVERATO      CAPO VATICANO      ZAMBRONE       PARGHELIA

SERRA S. BRUNO      ISOLE EOLIE      SILA

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